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CARLO BERTERO
E' in programma una mostra-convegno sulla vita e sui luoghi esplorati dal grande personaggio originario di Santa Vittoria.
Si invitano tutti coloro che, in possesso di notizie, documenti o materiale utile, volessero partecipare alla realizzazione dell'evento, a contattare l'associazione Anforianus al seguente indirizzo: info@anforianus.it
Carlo Giuseppe Luigi Bertero
Nacque nel 1789 nel castello, perché suo padre Giuseppe era l’agente del “conte di Santa Vittoria e marchese di Verduno” Carlo Giuseppe Luigi Caisotti.
Laureatosi in medicina nel 1811, si dedicò tuttavia all’antica passione della botanica, dapprima
operando sulle Alpi, nel territorio albese e nelle Langhe; quindi, nel 1816, nell’America centrale: a Guadalupa, a Portorico, a Santo Domingo, ad Haiti…
Tornò a Santa Vittoria d’Alba nel 1821 e compì altre ricerche sulle colline del Monferrato,
sull’appennino Ligure, nella pianura del Po e in Sardegna.
Dopo la morte della madre - il padre lo aveva perso in tenera età - nel 1827 si recò a Valparaiso in Cile e si spostò, quindi, nell’arcipelago di Juan Fernandez.
Nel 1830 fece vela per la Polinesia e raggiunse Tahiti, donde non avrebbe fatto ritorno. Nel suo
viaggio di rientro a Valparaiso scomparve infatti, nel 1831, con la sua nave. Aveva 42 anni.
Il medaglione con il profilo del Bertero che si ammira su un muro della scuola del Borgo è stato
ottenuto da un disegno dal vero di Sofia Giordano.
Il Bertero fece conoscere alla scienza migliaia di specie botaniche, di cui trecento piante tropicali delle regioni equatoriali americane portano il suo nome. A un intero genere è stato inoltre attribuito il titolo “Berteroa”.
Molti esemplari sono oggi raccolti nell’Orto botanico di Torino e altri negli Erbari di mezza
Europa. Nell’Orto botanico di Torino si conservano le 1095 pagine dei suoi manoscritti, che illustrano le 1746 specie botaniche raccolte nelle Antille. |
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per contatti
rorosati@alice.it
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Cronache di Santa Vittoria
di Roberto Rosati
Nel paese del nord-ovest d’Italia reso famoso dal romanzo di Robert Crichton “Il segreto di Santa Vittoria”, da cui fu tratto il film omonimo con Antony Quinn, Virna Lisi e Anna Magnani; nel paese dei vini bianchi e rossi, che con le loro diverse gradazioni rispecchiano i capricci e gli umori mutevoli delle vergini autoctone; nella terra dei tartufi che, con il loro profumo aggressivo, richiamano le passioni selvagge dei primi amori; in quel luogo beato accaddero, nel corso dei secoli, fatti di notevole spessore che un cronista raccolse come perle e, in onore di padri e nonni, decise di tramandare a figli e nipoti.
Il romanzo copre la durata di sette secoli, dal quattordicesimo al ventunesimo, e narra gli eventi che sotto la famiglia dei conti Porro resero potente Santa Vittoria - la contea che costituiva avamposto del ducato dei Visconti nelle nostre terre - e, al tempo dei Savoia, quelli successivi dei Romagnano. Dal pittore detto “Il maestro di Santa Vittoria”, sotto i Romagnano fu anche affrescato un ciclo della Passione di Cristo sulle pareti della locale confraternita di San Francesco.
In sintesi, è una lunga fiaba che si dipana nel paese del nord-ovest d’Italia e termina ai giorni nostri in modo un po’ scanzonato. Essa trae origine da una voce diffusa nel medioevo, la quale voleva che il centomillesimo fiorino coniato, il duecentomillesimo e così via dicendo, possedessero il potere alchemico di arrestare, a beneficio del loro felice proprietario, il fluire del tempo e, quale conseguenza, il decadimento fisico.
S.Vittoria d’Alba, Cosa raccontare al duemila
di Paolo Stacchini
Ritengo che la storia locale sia interessante quanto quella internazionale. Gli archivi, questi illustri sconosciuti, hanno tanta importanza per ricordare chi siamo, da dove arriviamo, cosa abbiamo fatto. Anche la memoria orale tramandata dai vecchi dei nostri vecchi, se non è fermata con lo scritto, non è sufficiente, perché si rischia di perdere patrimoni inestimabili di conoscenza e coscienza. Paolo Stacchini inizia così la sua prefazione ad un volume davvero imponente che ha scritto per impedire il disperdersi della memoria di chi ha ancora storie da raccontare, per mettere ordine in una montagna di documenti che ha trovato nella “sua” Santa Vittoria, destinandolo a quanti hanno ancora voglia di ascoltare, di capire.
Paolo Stacchini questa volontà di conoscenza l'ha dimostrata con le trecentoottanta pagine di documenti, testimonianze, memorie, considerazioni che sono raccolte nel libro.
Di “storie” ne ha raccolte tante disseminandole nel libro per affiancare alla “Storia” documentalequella più passionale, vera, contradditoria, rappresentata dai singoli, dagli uomini: se ne incontrano di illustri e noti, nobili e religiosi, soldati e imprenditori. Ma non si ferma a questo: accanto alle pagine ufficiali di Storia ne costruisce altre basate su “interviste”. Numerosi anziani, qualche appassionato di cultura locale, sacerdoti, politici, ma anche giovani ai quali offre voce e spazio per ricordare e raccontare.
Di ogni periodo (il volume si sviluppa sostanzialmente dalla fine Settecento ai giorni nostri) vengono fornite schede (nel volume con loro cambia il carattere di stampa) con riferimenti alla storia nazionale e mondiale, ai grandi eventi che inevitabilmente, hannno conseguenze anche sulle piccole comunità come quella di Santa Vittoria.
Un libro scritto con semplicità, da un innamorato della propria terra, che ha saputo scavare, raccogliere, ordinare e proporre. Molto interessanti le immagini: fotografie che sono testimonianza autonoma di come la vita , l'economia di una piccola comunità negli ultimi cento anni abbiano avuto straordinari cambiamenti.
Giamar-La Stampa 14\03\2000
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